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Meditazione Sovraccarico Emozionale


 

MEDITAZIONE SOVRACCARICO EMOZIONALE

 

Introduzione

Il nostro corpo nel suo stato di veglia è ininterrottamente immerso nella realtà circostante, elaborando anche a livello inconscio, quantità incredibili di stimoli esterni attraverso sei sensi di percezione:  visivo, uditivo, olfattivo, gustativo, tattile e mentale.

Nell’era dell’iperstimolazione sensoriale, veniamo bersagliati da miliardi di informazioni sotto forma di video, notifiche, messaggi, email, notizie di ogni genere provenienti da ogni angolo del pianeta che ci raggiungono ovunque ci troviamo e in qualsiasi ora del giorno, mettendo a dura prova la nostra capacità di concentrazione. L’iperconnessione è ormai diventata causa di dipendenza con manifestazioni di disagio psicofisico e quando la nostra mente viene iperstimolata, il cervello invia segnali di allerta a tutti gli organi, tra i primi i surreni che  producono Cortisolo, ormone dello stress che determina un aumento della glicemia, grassi nel sangue e aumento della pressione sanguigna, modificando ritmo cardiaco e frequenza respiratoria. La funzione primordiale dello stress è quella di preparare l’organsimo ad affrontare situazioni di pericolo ma quando il pericolo non c’è questa allerta continua, con l’andare del tempo si trasforma inevitabilmente in un disturbo psicosomatico che innesca ansia, insonnia, stanchezza fisica e mentale e tanto altro.

Lo scopo di questa meditazione è quello di tornare in contatto profondo con noi stessi e con i nostri sensi, cercando di ripristinare uno stato di mente calma, riallineando l’asse cuore cervello (Uno studio dell’Università di Pisa fornisce per la prima volta una caratterizzazione ampia del funzionamento dell’asse cuore-cervello https://www.unipi.it/index.php/news/item/29638-il-mistero-della-connessione-cuore-cervello) .

Attraverso i cinque sensi primari, si arricchisce di continue informazione anche il sesto, quello mentale il quale elabora la totalità del nostro “archivio” che la nostra esperienza di vita umana ha accumulato, consciamente ed incosciamente, sin dal momento della nostra nascita (e forse anche prima), queste informazioni vengono elaborate sotto forma di emozioni che ci fanno vivere e reagire alle varie situazione secondo una risposta comportamentale precisa, dettata dalla singolarità di ognuna di esse. Sono ritenute universali cinque emozioni che tutti gli esseri umani hanno in comune, indipendentemente da dove e come siano cresciuti e sono: rabbia, paura, disgusto, tristezza e felicità.

Grazie ad una mente consapevole è possibile fermarci prima di reagire in modo automatico a questi stimoli emotivi e scegliere la risposta più efficace per aggiungere i nostri obiettivi (per approfondire consiglio l’Altlante Emotivo https://atlasofemotions.org/).

Sempre attraverso la pratica e possibile conoscere ed approfondire tecniche conosciute con l’acronimo C.E.B. ovvero Cultivating Emotional Balancing che tradotto significa coltivare l’equilibrio emozionale. Di seguito voglio riportare per intero la storia della formazione CEB, tratta dal sito omonimo https://cultivating-emotional-balance.org/ :

“La formazione CEB è nata dal dialogo sulle emozioni distruttive tra scienziati comportamentali e il Dalai Lama,monaci buddisti e studiosi del Mind and Life Institute di Dharamsala, in India, nel marzo 2000. Al culmine di questo incontro, il Dalai Lama ha chiesto che le idee importanti sollevate, in particolare come gestire gli ostacoli quotidiani delle nostre emozioni distruttive e coltivare un modo di essere sano, venissero trasformate in una formazione laica. Il dott. Paul Ekman, il dott. Alan Wallace, il dott. Mark Greenberg e il dott. Richard Davidson hanno accettato la sfida e hanno iniziato a delineare come potrebbe apparire un tale programma di formazione e come valutarne l'impatto. Attraverso queste discussioni è nato "Cultivating Emotional Balance".

Il dott. Paul Ekman, ricercatore di fama mondiale sulle emozioni e professore emerito presso l'Università della California di San Francisco, e il dott. Alan Wallace, studioso buddista e scrittore prolifico, hanno continuato a sviluppare il CEB con la consulenza del gruppo originale Mind and Life.

Per questo progetto, il Dalai Lama ha donato 50.000 $. Con questo, insieme al supporto di Jon Kabat-Zinn, Dan Goleman e del Fetzer Institute, sono stati raccolti altri 800.000 $ per condurre una ricerca approfondita sulla prima formazione CEB offerta da Alan Wallace e Margaret Cullen.

Lo scopo di Cultivating Emotional Balance è impare a sviluppare intenzioni chiare, attenzione stabile e intuizioni profonde raccogliendo l'esperienza vissuta delle emozioni, sia piacevoli che spiacevoli, come un percorso per condurre una vita emotiva più costruttiva che supporti il ​​nostro benessere e quello degli altri. Lo si fa attraverso:


  • Osservando e studiando le nostre emozioni acquisiamo una conoscenza approfondita dei modelli comportamentali, delle esperienze fisiologiche e psicologiche e del nostro modo di vedere noi stessi e il mondo che ci circonda.
  • Scoprendo l'influenza potente e spesso invisibile che le esperienze di vita precedenti hanno sulla nostra percezione del momento presente.
  • Sfidando le scorciatoie cognitive piene di errori e distorsioni che inibiscono la nostra capacità di soddisfare le esigenze del presente.
  • Sfruttando il nostro potenziale umano di chiarezza, spaziosità e compassione e assicurare un rapporto sano con noi stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda.”

Pratica:

Sedete comodi con la schiena dritta, le spalle aperte, la sommità del capo come appesa ad un filo e il mento leggermente ritratto (potete sedere su di un cuscino a gambe incrociate, sedere sulle ginocchia o su di una sedia, tenendo la schiena diritta e non appoggiata allo schienale), il palmo della mano sinistra è appoggiato sulla mano destra e i pollici uniti a formare un cerchio. Gli occhi chiusi hanno lo sguardo rilassato rivolto verso la punta del naso, non si deve avvertire nessuna tensione negli occhi, tutto il corpo è rilassato.

Focalizziamo l’attenzione sul respiro utilizzando una respirazione diaframmatica, inspirando dal naso spingiamo gentilmente in fuori l’addome ed espirando sempre dal naso, seguiamo mentalmente lo svuotarsi dell’aria adagiandoci nella quieta di questo vuoto, attendendo che il respiro nasca da solo con il suo ritmo, senza modificarlo. Dopo qualche ciclo respiratorio prendiamo tre respiri profondi, sempre dal naso – inspirazione profonda che parte dall’addome fino alle clavicole e poi espirazione veloce e totale fino al vuoto, con l’addome che rientra come risucchiato verso la zona lombare, ad ogni espirazione immaginiamo di lasciare andare attraverso il respiro, tutte le tensioni accumulate su spalle e collo, percependo maggiormente la sensazione tattile del corpo che appoggia sulla superficie che ci accoglie e sostiene.

Dopo le tre fasi respiratorie profonde, lasciamo il respiro al suo ritmo naturale e dimorando nella calma di questo stato di rilassamento, portiamo l’attenzione all’aria che entra ed esce dalle narici e al movimento dell’addome – diventiamo osservatori di questo ritmo automatico vitale e nella quiete possiamo percepire le pulsazioni del cuore, nelle mani, nel collo, nel petto e affinando l’ascolto, anche in tutto il corpo che è sempre più rilassato nella posizione seduta. L’attenzione resta vigile e si estende a tutti i nostri sensi che accogliamo senza giudizio, senza apporre etichette alle varie esperienze che succedono, prendiamo semplicemente atto di quello che ci arriva, un suono, un rumore esterno, un odore, un formicolio, un prurito, un brivido, una variazione luminosa che traspare dalle palpebre chiuse, una sensazione di caldo o di freddo… quello che arriva arriva, cercando di non etichettare con la mente queste esperienze, le sentiamo arrivare e le lasciamo sparire nella loro naturale impermanenza. Allo stesso modo, osserviamo il sorgere dei pensieri che nascono e spariscono nella mente come immagini in dissolvenza, quello che arriva arriva, non li possiamo arginare, la loro natura è quella di fluire costantemente sotto forma di immagini, suoni o narrazione che abbiamo con noi stessi – osservando i pensieri ci accorgiamo che lo sguardo si è spostato al centro delle sopracciglia, in quanto diamo alla testa il luogo eletto per contenere i pensieri. Osserviamo semplicemente il flusso di questi fenomeni mentali, senza aggrapparci a loro e venirne trasportati, ne osserviamo la nascita e il dissolvimento senza etichette emotive… semplicemente osserviamo, ciò che avviene avviene.

Se qualche pensiero ci prende per mano e ci accorgiamo che lo stiamo trasformando in un film mentale, torniamo ad ancorarci al respiro nel suo ritmo naturale, per tornare a dimorare nella calma di corpo e mente.

Restiamo in questo stato di calma mentale e cerchiamo di sviluppare una condizione di gentilezza amorevole nei nostri confronti, generando un sentimento di compassione profonda per noi stessi, diventando sempre più consapevoli dell’impermanenza di ogni fenomeno esistente, alleggerendo attraverso il respiro, le nostre emozioni che sentiamo più pesanti. Usiamo il cuore come filtro per bilanciare le nostre emozioni e trasformarle in future azioni virtuose. Immaginiamo di portare nella nostra vita e in quella delle persone che vengono in contatto con noi, la gentilezza amorevole e la compassione che ci siamo donati in questa pratica.

Lentamente, riapriamo gli occhi senza mettere a fuoco l’ambiente circostante e sempre lentamente riprendiamo contatto con il nostro corpo e le sensazioni tattili di appoggio sulla superficie che ci ha accolti e sostenuti durante tutta la pratica. Sgranchiamo gambe e piedi e lentamente, senza fretta, possiamo alzarci e ringraziarci di esserci presi cura di noi stessi.

In questa fase di quiete, può succedere di venire raggiunti da un rumore esterno che ci faccia leggermente trasalire, facendoci percepire una sensazione di onda che increspa una superficie liquida, come una goccia che cade in un calmo specchio d’acqua, creando cerchi concentrici – la quiete meditativa ha il potere di diluire nell’ambiente circostante il nostro corpo e le nostre sensazione, come se si venisse ad annullare il confine della barriera pelle, dandoci una breve e veloce sensazione di corpo liquido. Può succedere anche di avvertire un leggero dondolio, che segue il ritmo cardiaco, la cosa fondamentale è quella di restare vigili ed in presenza mentale, senza scivolare nel sonno, tornando al respiro, ogni volta che ci accorgiamo di venire trasportati dal flusso delle nostre sensazioni e pensieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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