"Tutto ciò che incontro è la mia vita" [Deau tokoro waga seimei]
- Kosho Uchiyama
Iniziare un nuovo quaderno è sempre cosa ardua.
Il dovermi interrompere alla prima riga per non avere inforcato gli occhiali è segno di ineluttàbile divenire. La prima pagina è la porta d'ingresso dello spazio in cui si vive e deve invitare all'ingresso, con la tipica umiltà di chi è consapevole di star entrando in uno spazio sacro, di quella sacralità sfuggente ai vari concetti.
"Mi perdo nella contemplazione: non fotografo, non telefono, e mentre la mente, incorregibile, scalpita e si chiede come tradurre tutto questo in parole, cerco di non figurarmi come lo racconterò". (Pia Pera - Al giardino ancora non l'ho detto)
Questo "non figurarmi come racconterò" è il germe vitale, partendo dal quale si ramifica, sviluppa e srotola il mio pensiero, la filosofia consolidatasi nel tempo, che ho trascorso più come spettatore che attore.
Venire al mondo e vivere, è un'immersione al contrario, un tuffo dal noto all'ignoto, da una zona confort liquida a una pervasa da attriti ed incertezze continue. A dire il vero non sono per niente certo che la vita in utero sia "nota", ma confortevole sicuramente lo è.
L'arte di vivere è propedeutica a tutte le altre forme d'arte, credo di poterla definire l'humus dal quale ogni altra forma di comportamento, visione della vita e modalità espressiva del proprio Sè, inizia il suo sviluppo con un feedback continuo alla fonte che aggiorna in modo continuo e continuativo, il modus di "stare al mondo".
L'arte di vivere è una ricetta che a parità di ingredienti e consigli su come unirli ed amalgamarli, garantirà sempre risultati differenti, intimamente e profondamente personali, data la pluralità infinita di variabili in azione. L'arte del vivere rimarrà sempre e comunque il timone che darà direzione a tutto quanto il percorso, modificando e corregendo la rotta.
Sfilano
Immagini
Lievi
Evanescenze
Nascenti
Zavorrano
Ignoti
Orizzonti
Il tentativo di descrivere il non-noto è una contradizione in termini. Ciò che possiamo tentare di descrivere è la sensazione che esso ci provoca, condensandolo in una forma, riducendone la potenza, imprigionandolo dentro uno schema rigido, sminuendolo fino a renderlo irriconoscibile anche a noi stessi che lo abbiamo sentito percorrere il nostro essere e visto sfilare sotto la punta della penna che solca la pagina bianca... come se l'inchiostro da quale la penna attinge venisse da un serbatoio smisurato, oltre il pensiero stesso, una pozza d'inchiostro che renda giustizia e potenza al personale sentire. Immota pozza d'inchiostro, specchio cieco e afono nel quale potersi specchiare.
"L'inchiostro è uno specchio cieco che, più di ogni altra superficie, può mostrare gli invisibili" (Michel Leiris)
Distillo pensieri,
aloni d'aria
ammassati
nella clessidra
del mio esistere
...è come se ci fossero più livelli di pensiero, uno è il pensiero ordinario che sorge spontaneo, viene rilasciato e percepito, e in stato di consapevolezza si attiva un controllo che lo revisiona, analizzandolo in tutte le sue parti, verificandone l'effetiva funzionalità intrinseca e la sua reale applicabilità e ricaduta se trasformato in azione.
In seguito si attiva un livello differente, simile ad una voce narrante fuori campo, che in modo distaccato descrive il processo, come dovesse spiegarlo ad un osservatore estraneo al pensiero inizialmente sorto - In seguito tutto ritorna indistinto, senza lasciare traccia, come onda sulla riva che cancella l'impronta del piede... come vento che increspa la superficie dell'acqua, inalzandola (pensiero/vento) per poi farla tornare quieta e piatta, senza traccia alcuna.
Se il vento è molto forte, il pensiero generato può essere più o meno potente e in alcuni casi, lascia tracce in modo più o meno conscio. Una matrice del pensiero resta e si imprime in modo più o meno incisivo, a volte indelebile (pensiero ossessivo).
Queste differenti funzioni - generazione, analisi e supervisione - sorgono dalla stessa natura della coscienza, normalmente percepita nella testa, come muta voce di io narrante.
La cosciena è tutto ciò che ci circonda. La coscienza è in tutto ciò che ci circonda.
Ogni essere è in grado di avvertire sensazioni, a suo modo permeabile a questa coscienza, immerso in questo flusso in modo continuativo, ma con permeabilità specifica, manifestandola in differenti modi. La coscienza è intelligenza primigena ed indivisa ed ha la funzione di permeare gli esseri, in modo da instillare un imprinting iniziale, una programmazione di base che in seguito verrà ampliata, rendendo possibile accessi a livelli differenti.
La forza, la spinta che rompe il guscio e ci apre al nuovo, nasce sempre dentro noi, come nube di pensiero che dirada e diviene, scoprendo e svelando sempre più, divenedo prima idea per poi germogliare in azione, trasformandosi nel primo passo che origina il cambiamento.
La parola scritta raggiunge l'anima perchè da li viene ed essendo muta, assume il suono che il cuore vuol sentire ed emo-ziona [muove il sangue].
Contemplando
acque impetuose
di un torrente
la mia mente si svuota.
Pensieri come fango
portati oltre
diluiti nell'acqua
nel fragore.
Vivo
nell'impetuoso,
circostanze di vita
lascio scorrere
pensieri
così come sono,
titoli di coda
sfumano,
secrezioni cerebrali.
I pensieri
non sono altro che
secrezioni cerebrali.
NOTA: La fotografia che accompagna questo post è stata scatta attraverso una camera obscura autocostruita con legno di recupero e una lente di ingradimento da lettura, come obbiettivo. Rappresenta l'Altrove che ci circonda, reso visibile da uno sguardo poetico. (foto: FariNelly)

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