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Quando il Corpo è Malato, la Mente è in Ostaggio: Riconoscere la Prigione Interiore l'Espressione Artistica Creativa: La Nostra Risposta Consapevole per Coltivare l'Equilibrio Emotivo

 

La cura per il dolore è nel dolore.

Nel Silenzio c'è eloquenza.

Smetti di tessere e osserva

 

come lo schema migliora.

 

Jalal al-Din Rumi

 

 

La malattia cronica o incurabile ha un impatto devastante paragonabile ad un sequestro emotivo che cala l'individuo in un periodo di refrattarietà emotiva prolungata, dove la sofferenza travalica i sintomi del dolore fisico e la mente diviene ostaggio del corpo malato. Serve riconoscere la “prigione interiore”, prenderne nota, rafforzare la mente, diventando consapevoli del nuovo stato in cui ci si trova per evitare le sabbie mobili della rimuginazione e da li, ripartire.

In questo panorama interiore, l’individuo farà principalmente esperienza di emozioni quali paura, rabbia e tristezza che vanno a solidificarsi in stati d’animo complessi a lungo termine come delusione e rassegnazione, e con buona probabilità di loro trasformazione in ansia depressiva e perdita di speranza (“sabbie mobili della rimuginazione”), con effetti a valanga quali:

Disturbi del sonno: risvegli notturni e sonno non ristoratore;

Irritabilità e difficoltà di concentrazione: nebbia cognitiva, ipersensibilità a suoni, luci, caldo e freddo, ecc…;

Affaticamento e spossatezza: anche a sforzi minimi che in precedenza erano del tutto normali nella vita quotidiana e lavorativa;

Elevati livelli di stress endogeno: con svariati sintomi come la perdita di equilibrio propriocettivo, tensione muscolare, acufeni, instabilità posturale, disequilibrio asse intestino cervello, ecc…;

Perdita di controllo: forte sensazione di mancanza di risorse per affrontare i problemi.

La persona inserita in questo contesto di sequestro emotivo, vive una perdita violenta ed improvvisa di libertà, sperimentando:

  • Perdita di controllo e autonomia: l'individuo non è più padrone del proprio corpo o del proprio destino. La malattia impone una nuova scansione del tempo attraverso i suoi sintomi e le sue limitazioni;
  • Isolamento e allontanamento dalla normalità: come un ostaggio, il malato viene "segregato" dalla sua vita precedente, dai suoi affetti, dalle sue aspirazioni. Il mondo esterno continua a girare, mentre il suo tempo si ferma, scandito da visite mediche, terapie e attese snervanti;
  • Stato di "periodo emotivo refrattario": l’individuo vive una sorta di anestesia emotiva. Le normali gioie e dolori della vita quotidiana assumono le tinte della minaccia incombente della malattia. Si vive in uno stato di allerta costante, dove l'ansia, la paura e la frustrazione dominano il panorama interiore. La speranza si alterna alla disperazione in un ciclo estenuante di pensiero ruminante.

L'incertezza è forse il fattore più logorante, in assenza di una cura specifica o di una diagnosi chiara, il "sequestro" diventa a tempo indeterminato, e comporta:

  • Sospensione del futuro: non si possono fare progetti a lungo termine. Si vive in un limbo di incertezza cronica;
  • Lutto continuo: si sperimenta un lutto non solo per la salute perduta, ma anche per la persona che si era prima della malattia;
  • La mente cerca risposte: in questo spazio incerto di soluzioni mediche, la mente si affanna, cercando un senso o una via d'uscita, spesso invano.
Non potendo cambiare la realtà esterna della malattia, almeno nell'immediato, l'unica via d'uscita da questo sequestro, l’unica liberazione possibile risulta essere quella interna, andando a porre le basi per una strategia di liberazione che passi attraverso consapevolezza, rafforzamento mentale e non-rimuginazione:
  • La Consapevolezza: riconoscere e accettare lo stato emotivo e fisico senza giudizio è il primo passo, noi non siamo la nostra malattia! Non si tratta di rassegnazione passiva, ma di accettazione radicale del punto di partenza. Diventare consapevoli significa osservare l'ansia e la paura senza lasciarsene travolgere completamente, senza giudizio e senza sensi di colpa;
  • Il Rafforzamento mentale: è un lavoro attivo e quotidiano. Implica la ricerca di strumenti psicologici, il supporto di professionisti (psicologi, gruppi di sostegno) e l'adozione di pratiche (meditazione, scrittura, espressione artistica movimento psico-corporeo, ecc…) che aiutino a mantenere un senso di controllo su almeno una parte della propria esistenza: la propria risposta interiore che avrà effetto su quella esteriore;
  • Evitare le sabbie mobili della rimuginazione: La rimuginazione o ruminazione mentale è il nemico principale. È quel ciclo vizioso di pensieri negativi, domande senza risposta ("Perché proprio a me?", "E se peggiorasse?", “E se non riuscissi più a trovare un nuovo lavoro che io sia in grado di fare?”, ecc…) che risucchia, come in un vortice, le energie vitali. Riconoscere la rimuginazione come un meccanismo mentale improduttivo, e imparare a interromperlo o a reindirizzarlo, diviene fondamentale per la sopravvivenza psicologica.

La malattia non è solo una condizione biologica, ma un'esperienza umana complessa che richiede un approccio olistico. La battaglia più importante si combatte spesso nella mente, dove la consapevolezza e la resilienza diventano gli unici strumenti per trasformare lo stato di "ostaggio" in quello di sopravvissuto attivo, capace di trovare un nuovo equilibrio e un senso, anche all'interno delle limitazioni imposte dalla malattia.

L'espressione artistica creativa (scrittura, fotografia, rilegatura, musica etc…), praticata con la consapevolezza della presenza mentale, può diventare strumento ideale per affrontare il "sequestro emotivo", da utilizzare come ponte tra l'esperienza interna disordinata e una forma esterna gestibile e  può divenire una Via che, attraverso i suoi strumenti, permetta di riconoscere questa “prigione interiore”, attivando strategie di “coping” fondate sulla consapevolezza e il rafforzamento mentale per gestire situazioni difficili, stressanti, traumatiche o dolorose, trasformando una rassegnazione passiva e distruttiva in un'accettazione attiva e consapevole, permettendo all’individuo di evadere dalla "prigione interiore" ritrovando il suo equilibrio emotivo, anche se il corpo rimane malato.

Ogni esperienza che viviamo ha tre aspetti fondamentali: ciò che facciamo, l'attitudine di come lo facciamo e ciò che diventiamo attraverso di essa. Calmare la mente nel momento presente e nel fare è un modo efficace per ridurre il flusso continuo dei pensieri. Passo dopo passo, l'espressione artistica creativa permette di concentrare l’attenzione su quello che stiamo facendo, trasferendo una parte di noi stessi all’oggetto che andiamo a creare.

Concentrare la mente su di un progetto creativo è una forma di meditazione attiva che riduce la produzione incessante di pensieri e focalizza l'attenzione su di un unico punto, ovvero ciò che si sta' facendo in quel preciso momento, distogliendo l’attenzione ai sintomi della malattia. Ci sono due fasi ben distinte, la prima è calmare la mente, lasciando andare i pensieri osservandone nascita e dissoluzione, lasciando il respiro ad un suo stato naturale e la seconda consiste nell'andare in profondità attraverso una visione penetrativa su ciò che si andrà ad ottenere. La creatività artistica consapevole, può divenire una bolla nella quale riconnettersi, dove il pensiero si fissa sul fare nel qui e ora e confluisce nell’oggetto fisico che si va a creare, che dal pensiero invisibile, giunge alla materialità visibile del reale. La creatività sviluppata in questa modalità e attraverso questo intento, diviene meditazione attiva che cristallizza nell’oggetto tangibile che sarà carico delle emozioni che hanno contribuito alla creazione stessa.

Di seguito, (da mailing di Cultivating Emotional Balance Inc.),  il testo integrale a firma di Alma Yaeli Ayon (pittrice contemplativa, insegnante certificata di meditazione, yoga e CEB. Laurea magistrale in psicologia con un diploma in psicologia dell'educazione e una certificazione come arteterapeuta. Studi in filosofia buddista con partecipazione a diversi ritiri nelle tradizioni del buddismo tibetano, theravada e zen. Conduce workshop, corsi e ritiri di meditazione e arte), che sviluppa il tema della Preoccupazione e Ruminazione:

“Voglio parlarvi di ruminazione e preoccupazione, e di come possiamo liberarcene. La ruminazione consiste nel pensare costantemente, soprattutto ai nostri oggetti di attaccamento e avversione. È un dialogo interiore incessante, fatto di idee, ricordi, paure e fantasie. Quando la mente rimane intrappolata nella ruminazione, si allontana dal presente e corre verso il futuro, pensando, analizzando, fantasticando, pianificando, temendo e preoccupandosi. Oppure torna indietro nel passato, ripensando a cose che non ci sono piaciute, errori che pensiamo di aver commesso, incolpandoci, rimpiangendo o desiderando qualcosa che abbiamo idealizzato in passato e che ora crediamo fosse migliore della nostra esperienza attuale.

Questa costante preoccupazione per ciò che potrebbe o non potrebbe accadere è inutile. Non sappiamo davvero cosa accadrà e non abbiamo alcun controllo sul futuro. Preoccuparsi è semplicemente un'abitudine. Allo stesso modo, vivere nel passato, rimuginare, ricordare e ossessionarsi su di esso è anch'essa un'abitudine. Passare ore a pensare, analizzare e fantasticare è un'abitudine radicata fin dall'infanzia. Ci tiene intrappolati in un ciclo di ossessione, sofferenza e insoddisfazione. Per questo motivo, percepiamo la realtà in modo frammentato, bloccati tra il passato e un futuro incerto, incapaci di godere del presente.

Siamo intrappolati in una ruminazione nata dall'attaccamento e dall'avversione, che a loro volta nascono dall'ignoranza: l'incapacità di riconoscere che esiste solo questo momento presente e che nulla è sotto il nostro controllo. Ignoranza significa anche non accettare l'impermanenza, credere di poter imporre la permanenza alle situazioni, aggrapparsi ai pensieri.

Il modo per liberarci è attraverso la meditazione. Quando ci sediamo a meditare con una semplice istruzione – come osservare il respiro o rimanere presenti – molte persone pensano: "Non so meditare, non sono bravo in questo". Ma questa consapevolezza è in realtà il primo passo nella meditazione: notare lo stato della nostra mente. Scopriamo che la mente oscilla tra irrequietezza e sonnolenza. Non appena proviamo a meditare, inizia a pensare all'infinito, incapace di riposare, incapace di essere silenziosa o presente, oppure sprofonda nella sonnolenza. Questo accade perché non abbiamo coltivato la calma mentale, l'attenzione e la concentrazione. Siamo abituati a inseguire pensieri che sorgono involontariamente e costantemente. In qualsiasi momento, generiamo giudizi e reazioni su ciò che stiamo vivendo. Questo è ciò che crea dualità e frammentazione dentro di noi. Temiamo di perdere ciò che abbiamo, bramiamo ciò che non abbiamo e ci preoccupiamo degli ostacoli e delle difficoltà. Ma abbiamo solo bisogno di liberare queste costruzioni mentali, perché dare loro così tanto potere e aggrapparci a loro è ciò che ci rende sofferenti.

Se vogliamo ridurre la ruminazione e vivere serenamente il presente, soddisfatti e fiduciosi in un futuro migliore, dobbiamo costruire un presente migliore, poiché il presente è la vera causa del futuro. Come possiamo farlo? Attraverso la pratica della meditazione.

Innanzitutto, dobbiamo imparare a sederci in una postura comoda che ci permetta di rilassarci e rimanere immobili. Quando il corpo è immobile, la mente lo segue e si calma naturalmente. Quando si lascia fluire il respiro in modo naturale, anch'esso si calma e la mente lo segue. Quando osserviamo la mente e i pensieri che sorgono senza aggrapparci ad essi, la mente inizia a staccarsi e non ci influenzano più. All'inizio, potremmo notare i pensieri che si riversano come una cascata, ma osservandoli dal loro sorgere alla loro dissoluzione, iniziano a placarsi, prima come lo scorrere di un fiume, poi come dolci onde del mare. Alla fine, la mente entra in uno stato di calma, in cui i pensieri continuano a sorgere, ma con leggerezza, senza il potere di trascinarci nel passato, nel futuro o nella fantasia.

Gradualmente, calma mentale e chiarezza emergono, senza cadere nella noia o nella pigrizia. Dopo molta pratica, man mano che costruiamo questa nuova abitudine, iniziamo a liberarci dalla ruminazione e dalla preoccupazione costante. Con una meditazione più profonda, iniziano a sorgere gioia, chiarezza mentale, non concettualizzata e profonda calma. La meditazione ci riporta al presente, l'unico luogo in cui possiamo vivere liberi da ruminazione e preoccupazione.

  

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