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Noi non siamo la nostra malattia

Quando la nostra vita cambia per una malattia del corpo o della mente, la prima cosa che vacilla fino a disintegrarsi è la nostra identità che ci siamo creati sin da piccoli, giorno dopo giorno e fino a quel momento. Malattia e sofferenza sono grandi ridimensionatrici dell'ego profondamente radicato in noi. Accettare il cambiamento limitante diviene l'esercizio più importante da praticare quotidianamente, con perseveranza, compassione e gentilezza. Accettare i nuovi limiti è sinonimo di ricerca di un baricentro nuovo che faccia recuperare l'equilibrio. La continua ricerca di questo nuovo equilibrio diventa fondamentale per separare noi dalla malattia. Noi non siamo la nostra malattia. Tutti vogliono essere felici e nessuno di noi vuole sperimentare la sofferenza, ma felicità e sofferenza sono facce opposte della stessa medaglia e nell'arco della nostra esistenza, faremo esperienza sia dell'una che dell'altra, nessun essere vivente escluso. Mantener...

Samatha e il Jazz Spirituale di Matthew Halsall

     La natura introspettiva è lo stato mentale del guardare dentro (dal Latino Introspicere , guardare dentro, esaminare a fondo, osservare attentamente) , stato che ci porta automaticamente a rallentare e calmare il continuo ed incessante lavorio della nostra mente, che nella veglia chiamiamo pensiero e nel sonno diviene sogno. L’esaminazione, l’osservazione attenta e profonda richiedono una nostra posizione ancorata e stabile, altrimenti ogni cosa ci apparrebbe confusa, mossa e sfuocata. Studi recenti nelle Neuroscienze affermano che in un giorno abbiamo circa 60.000 pensieri, alcuni positivi capaci di nutrirci e calmarci ed altri negativi da risultare persino tossici per il nostro delicato equilibrio psicofisico. Il silenzio ma anche alcuni suoni possono aiutarci a calmare la mente. Suoni carichi dell’esperienza introspettiva del loro creatore, composizioni musicali pensate per condurre l’ascolto a veri e propri stati meditativi dove musica e respiro si fondono por...

Il luogo del Silenzio

    Esiste un luogo del Silenzio nel quale possiamo trovare rifugio nei vari momenti della nostra vita, è sufficiente fermarsi, chiudere gli occhi, prendere un respiro profondo, seguirlo dentro di noi percependo l'aria che entra ed esce dalle narici e divenire semplicemente Io che respiro. Come si insegna ai bambini ad attraversare la strada: fermati, guarda e parti, anche noi abbiamo questa possibilità di fermarci per guardare come stiamo, respirare e ripartire. Il riprendere fiato significa proprio questo, un piccolo reset per entrare nella nostra successiva attività, con la giusta presenza mentale. Il Silenzio amplia la nostra percezione ed apre ad un sentire sempre rinnovato. Anche nella fotografia abbiamo questa possibilità di fermarci per poter entrare in contatto con ciò che attira la nostra attenzione, inquadrare/incorporare prima dello scatto per poi ripartire.

Tutto ciò che incontro è la mia vita

 " Tutto ciò che incontro è la mia vita " [ Deau tokoro waga seimei] - Kosho Uchiyama     I niziare un nuovo quaderno è sempre cosa ardua. Il dovermi interrompere alla prima riga per non avere inforcato gli occhiali è segno di ineluttàbile divenire. La prima pagina è la porta d'ingresso dello spazio in cui si vive e deve invitare all'ingresso, con la tipica umiltà di chi è consapevole di star entrando in uno spazio sacro, di quella sacralità sfuggente ai vari concetti. "Mi perdo nella contemplazione: non fotografo, non telefono, e mentre la mente, incorregibile, scalpita e si chiede come tradurre tutto questo in parole, cerco di non figurarmi come lo racconterò". (Pia Pera - Al giardino ancora non l'ho detto) Questo "non figurarmi come racconterò" è il germe vitale, partendo dal quale si ramifica, sviluppa e srotola il mio pensiero, la filosofia consolidatasi nel tempo, che ho trascorso più come spettatore che attore. Venire al mondo e vivere, ...

Oltre Altrove Consapevole

  Territori Interiori nasce per essere uno spazio di pace interiore, silenzio e gratitudine. Luogo non luogo per condividere spunti di riflessione che attingano dalla pura osservazione introspettiva della realtà visibile (ed invisibile). Poesia, fotografia, musica, libri, film, meditazione, lavoro consapevole sul corpo e altro che possa lenire il logorio quotidiano e ci permetta semplicemente di stare nella quiete del nostro respiro. Uno spazio di decompressione dove potersi fermare, osservarsi e ripartire  Stop Look Go come Brother David Steindl-Rast, gentilmente suggerisce. Grazie per esserti fermato.